L’influenza positiva dei cambiamenti climatici
La maturazione delle uve
di Rolando Valli
La viticoltura locale è molto cambiata negli ultimi decenni. In poco tempo si è passati dall’alberata (con la vite sostenuta dall’olmo, dall’acero o da piante da frutto), al semi-Bellussi di origine trevigiana ed ultimamente alle controspalliere ed al GDC. Ma il sistema d’allevamento non è il solo cambiamento, anche se è quello di maggior impatto, in quanto ha modificato profondamente il paesaggio agrario della pianura e della collina della nostra provincia.
Infatti, se osserviamo i dati della maturazione per una lunga serie di anni delle uve di Ancellotta e dei lambruschi presi da cantine della media pianura reggiana, notiamo due importanti fenomeni: l’anticipo di maturazione e l’aumento del grado zuccherino.
Se confrontiamo i dati medi del decennio 1981-1990 con i dati del decennio attuale 2001-2010, si nota quanto segue:
- l’inizio della vendemmia è anticipato di una decina di giorni, dalla seconda decade di settembre si è passati alla prima decade;
- il grado medio zuccherino di cantina di tutte le uve conferite è aumentato, passando da una media di 16° Babo a oltre 17°.
Sono due fenomeni senz’altro positivi, in quanto la vendemmia anticipata meno risente della piovosità tipica di fine settembre e l’aumento dello zucchero nelle uve significa, nel nostro contesto di viticoltura di pianura,un evidente miglioramento della qualità.
Uno dei motivi che ha influenzato i fenomeni prima visti è senz’altro il mutamento del clima in generale, che negli ultimi anni ha fatto molto parlare gli studiosi di tutto il mondo. Se nella nostra provincia osserviamo i due principali parametri climatici, temperatura e piovosità, rileviamo:
- la temperatura media annua del trentennio 1961-1990 è stata di 13°C , mentre è aumentata nel ventennio 1991-2008 a 14,5°C, con un notevole incremento di 1,5°C;
- la piovosità media annua è di poco diminuita passando da 774 mm del primo periodo a 730 mm del secondo, con un deficit idrico di 44 mm.
A questi fenomeni dobbiamo aggiungere periodi di forti calori ed insolazioni estive, con a volte danni alle foglie ed ai grappoli di varietà sensibili o in vigneti dove si è fatta una potatura verde troppo energica ed in tempi sbagliati. La piovosità media è diminuita, mentre è aumentata l’intensità di pioggia con piogge molto intense, che causano qualche difficoltà di smaltimento delle acque alla rete scolante, soprattutto se non oggetto di corretta manutenzione. Nel complesso però il clima degli ultimi decenni pare che, almeno sulla vite, abbia avuto un’influenza positiva.
Il cambio del sistema d’allevamento ha pure influito notevolmente sulla vegetazione e sulla produzione (equilibrio vegeto-produttivo) della vite: sono diminuite le distanze di piantagione con conseguente aumento del numero di viti ad ettaro (in genere oltre le 2000), per cui le piante singolarmente producono meno uva ma di maggior qualità.
Il viticoltore si è specializzato, ha aumentato la superficie investita a vigneto, che cura con molta attenzione. La tecnica colturale è migliorata con l’impiego delle macchine in tutte le operazioni colturali, vendemmia e potatura secca comprese.
In conclusione si può ritenere che la migliorata qualità delle uve e quindi dei vini, negli ultimi anni sia stata prodotta da una serie concomitante di fattori, in cui il mutamento climatico ha giocato un ruolo importante.