Consorzio Fitosanitario Provinciale

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Quando risolvi un problema e si creano altri falsi problemi!

Carpofagi occasionali ed opportunisti della vite

Esistono molti insetti che possono danneggiare il grappolo nelle diverse fasi fenologiche e che in altre aree, in condizioni climatiche e agronomiche diverse, sostituiscono la tignoletta come avversità chiave.

di Pasquale Mazio

La tignoletta non è l’unico carpofago della vite; è certamente il più importante in assoluto e quello da sempre conosciuto e combattuto nel nostro areale. Ma anche quest’ultima verità non è una verità assoluta! Infatti, fino a pochi anni fa, la tignoletta era presente a livello di danno in ristrette aree viticole della provincia reggiana; mentre, dal 2009 le sue popolazioni si sono incrementate invadendo nuove aree vitate, che fino a quel momento nemmeno ne sospettavano la presenza.

Il Consorzio Fitosanitario ha risposto a questo aumento di pericolosità della tignoletta, incrementando i controlli di campo e fornendo indicazioni puntuali sulle fasi fenologiche, sulla difesa, sulla tempistica d’intervento, ecc. (vedi l’articolo “Lobesia botrana la star dei fitofagi” in questo Notiziario). Si è cercato anche di stimolare e incentivare una strategia di lotta alla tignoletta che fosse territoriale e ad impatto zero, consigliando e fornendo assistenza per l’applicazione della tecnica della confusione sessuale, nell’ambito di un apposito progetto.

In letteratura è riportato spesso che, nelle aree infestate dalla tignoletta e sottoposte a confusione sessuale, una volta liberatosi di tale avversità, possono evidenziarsi altri carpofagi secondari o del tutto occasionali che talvolta impensieriscono ma mai preoccupano il viticoltore attento, il tecnico preparato, lo studioso che conosce la materia!

Infatti, da sempre nei nostri check-up, rinveniamo in modo sporadico e non solo sul grappolo, dalla sua formazione fino alla maturazione, ma pure su foglia, tralcio e legno, anche altri insetti e malattie che non sono solitamente contemplati nella difesa. Avversità che si tendono a non considerare, perché, appunto, mai ritrovati in modo costante e tanto meno con presenze tali da determinare un danno.

L’anomala presenza, quest’anno, di eulia in alcuni vigneti sottoposti a confusione sessuale (vedi l’articolo “Eulia: se fa capolino perché fasciarsi il capo?” in questo stesso Notiziario) ci ha spinto ad intraprendere una ricognizione della letteratura specialistica, alla ricerca dei carpofagi che possono interessare la vite in modo più o meno dannoso, più o meno occasionale e che possono evidenziarsi in assenza di una lotta chimica specifica alla tignoletta.

Un tale elenco può essere anche molto esteso se si considera qualsivoglia segnalazione riportata in letteratura, più o meno episodica, più o meno lontana geograficamente o climaticamente. Infatti, l’elenco dei carpofagi della vite dovrebbe comprendere:

  • la tignola della vite, Eupoecilia ambiguella;
  • l’eulia, Argyrotaenia ljungiana (=pulchellana);
  • la tignola rigata degli agrumi e della vite, Cryptoblabes gnidiella;
  • diverse specie di tignole Piralidi Ficitini, quali:
    • Ephestia unicolorella woodiella (=parassitella)
    • la tignola del tabacco, E. elutella
    • la tignola delle carrube, Ectomyelois (=Apomielois) ceratoniae
    • la tignola subcorticale e della frutta, Euzophera bigella
    • la tignola del cacao e dei fichi secchi, Cadra cautella;
    • Clepsis spectrana, il tortrice della vite e dei fruttiferi, altro lepidottero ricamatore che compie due generazioni l’anno;
    • Il tripide Frankliniella occidentalis, estremamente polifago infesta germogli, foglie, fiori e frutti anche della vite, determinando sull’acino rugginosità e necrosi su cui si possono poi sviluppare dei marciumi;
    • Drosophila melanogaster (=fasciata), il comune moscerino della frutta e del mosto o dell’aceto, le cui larve si sviluppano su frutta matura o alterata e sui succhi, in presenza di processi fermentativi. Risulta piuttosto temibile perché, ovideponendo nelle lesioni, si instaura facilmente su uva danneggiata da tignoletta, oidio, botrite, grandine e spaccature di varia natura, aggravando le infezioni da marciume acido;
    • Il moscerino dagli occhi rossi o dalle ali macchiate, Drosophila suzukii, di recente introduzione, il cui comportamento è simile alle altre drosofile ma con l’aggravante, non secondaria, di essere provvista di un robusto ovopositore con cui infigge le uova nella frutta sana, lesione questa che già da sola determina marciume;
    • La mosca mediterranea della frutta Ceratitis capitata, le cui larve si sviluppano nella polpa di svariati frutti, tra cui l’uva matura, causandone il disfacimento;
    • Il rincote ligeide Nysius ericae, presente sulle erbe spontanee, può pungere gli acini determinandone l’avvizzimento;
    • I rincoti pentatomidi Dolicoris baccarum (la cimice scura) e la cimice asiatica di recente introduzione Halyomorpha halys, estremamente polifagi, risultano dannosi per le punture sui frutti di numerose colture erbacee ed arboree, compresa la vite;
    • I nitidulidi Epurea luteola e Urophorus humeralis, piccoli coleotteri polifagi, carpofagi primari e secondari, le cui perforazioni determinano marcescenza nei frutti;
    • Vespe e calabroni;
    • Cavallette.

 Nel breve excursus che segue, ci limiteremo ad approfondire le conoscenze sul ciclo e il tipo di danno dei lepidotteri carpofagi della vite avvistati o ritenuti più probabili da trovare nei vigneti reggiani.

Eupoecilia ambiguella

La tignola della vite è un lepidottero tortricide che in altri areali sostituisce la tignoletta come insetto chiave. È stata solo raramente avvistata nei vigneti reggiani.

L’adulto, di 12-15 mm, presenta ali anteriori giallo-brune con una fascia mediana scura (foto 1). Le uova sono lenticolari, con macchie giallo-arancio al termine dello sviluppo embrionale. La larva matura è di colore variabile dal grigio-verde al rosso-viola.

Predilige la vite ma è in grado di attaccare anche altre piante, tra cui ribes, acero, viburno, clematide, ecc.. Il danno è del tutto simile a quello della tignoletta.

Ha un ciclo che si sovrappone in parte a quello della Lobesia. Sverna come crisalide e il primo sfarfallamento si ha da fine aprile a tutto maggio. Le femmine depongono da 40 a 60 uova sul grappolino fiorale. Le larve di prima generazione completano lo sviluppo in circa un mese e si incrisalidano in mezzo ai glomeruli del grappolino fiorale. A fine giugno inizia il nuovo volo che si protrae per tutto luglio. Le uova sono deposte sui racimoli e sul rachide o sulle femminelle, raramente sugli acini. Le larve di seconda generazione sono carpofaghe e si incrisalidano, per lo svernamento, all’interno del grappolo o sotto al ritidoma.

Argyrotaenia ljungiana

L’eulia è un lepidottero tortricide ricamatore piuttosto polifago. Attacca pomacee, drupacee, vite, fragola, ortive, mais, piante ornamentali e forestali. È occasionalmente avvistata anche nei vigneti reggiani.

L’adulto presenta ali anteriori di color ocra attraversate da una banda basale, una mediana e una preapicale (foto 2). L’apertura alare raggiunge i 12-17 mm. Le larve sono verdastre o giallastre e raggiungono i 15-18 mm. L’uovo è discoidale deposto in embricature (foto 3). Sverna come crisalide in mezzo alle foglie cadute e in ripari occasionali.

Nella nostra provincia, come descritto dal modello previsionale “MRV” (Graf. 1), gli adulti cominciano il primo volo tra la metà e la fine di marzo. Le uova vengono deposte sulla pagina inferiore delle foglie in oviplacche di 25-50 elementi. Le larve iniziano a comparire dalla metà di aprile, compiendo erosioni sulle foglie e sui frutti. Su vite si hanno erosioni sulle foglie e sui grappoli a livello di rachide e racimoli, con possibile disseccamento della parte distale del grappolo. Gli acini sono soggetti ad erosioni superficiali più o meno ampie, con un approfondimento nella polpa piuttosto limitato, a differenza della perforazione operata dalla tignoletta. Raggiunta la maturità, si incrisalidano nello spazio tra due foglie o tra una foglia e il frutto. Alla fine di maggio inizia il secondo volo che si protrae fino alla metà di luglio. Il terzo volo si ha dalla prima decade/metà di luglio a metà settembre. Le larve di terza generazione rimangono attive fino a tutto settembre, quindi si incrisalidano e passano l’inverno.

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Grafico. 1. Fenofasi di A. ljungiana disegnate dal modello previsionale (MRV) nel 2016. Le curve di presenza indicano la percentuale di presenza di uova, larve, pupe e adulti sul totale della generazione; le curve cumulative segnalano la percentuale cumulativa di uova, larve, pupe e adulti che hanno raggiunto quel determinato stadio.

Cryptoblabes  gnidiella

La tignola rigata degli agrumi e della vite risulta frequente e dannosa nella maggior parte delle aree viticole litoranee del Mar Mediterraneo ed è il fitofago chiave in alcuni paesi dell’America Latina.

La farfalla ha forma slanciata e lunghezza di 7-9 mm (foto 4). L’uovo è subcircolare, inizialmente di colore bianco e poi giallastro, più o meno lucente. Le larve arrivano a misurare 10 mm, presentano setole, un colore giallo crema-giallo marrone e due fasce dorso-laterali grigio-nerastre; hanno un comportamento gregario ed opportunista, attaccando frutti maturi già danneggiati (ad esempio, gli acini colpiti dalla tignoletta) ma possono danneggiare anche colture sane. Sui grappoli integri può ledere racimoli e cercini dei piccioli prima dell’invaiatura, mentre con l’avanzare della maturazione si possono avere anche erosioni sugli acini.

È polifaga, vivendo in origine su piante di Daphne gnidium e Tamarix, con un regime dietetico molto vario; è attratta da piante infestate da insetti che producono melata, di cui si può nutrire; infatti, è facile ritrovarla su viti già attaccate da cocciniglie; risulta essere anche saprofaga, micofaga e zoofaga.

Segnalazioni si hanno in Sicilia su agrumi; su vite e agrumi in Sardegna e Lazio; su vite lungo il litorale toscano. Non è mai stata segnalata nei vigneti reggiani.

Il ciclo risulta piuttosto variabile in funzione delle zone e degli anni. Nei vigneti dell’Italia centrale presenta un primo volo in maggio-giugno, quindi in luglio e poi altri due voli più consistenti, con l’invaiatura e la maturazione, da agosto a novembre. La femmina ovidepone circa un centinaio di uova ovali, deposte nelle parti più interne del grappolo. L’intero sviluppo si compie in un tempo variabile da 5 settimane a 5 mesi per la generazione svernante. Lo svernamento avviene allo stadio di larva attiva.

Ephestia unicolorella woodiella, E. elutella, Ectomyelois ceratoniae, Euzophera bigella, Cadra cautella

L’efestia (foto 5) e la tignola del tabacco, la tignola delle carrube, la tignola subcorticale e della frutta, la tignola del cacao e dei fichi secchi sono specie piuttosto polifaghe e attaccano indifferentemente la frutta in via di maturazione o conservata o secca e le derrate alimentari; sono per lo più fitofagi opportunisti o secondari, attaccano, cioè, le produzioni già danneggiate.

Le larve di questi carpofagi compaiono sui grappoli all’invaiatura, in concomitanza con le larve di tignoletta di seconda generazione. La loro presenza aumenta progressivamente fino alla vendemmia. Frequentemente si ritrovano all’interno di acini già colpiti da tignoletta o compromessi da altre problematiche, ma sono in grado di provocare consistenti danni diretti anche per la tendenza all’aggregazione.

Molti aspetti del ciclo e del comportamento di questi carpofagi devono essere ancora approfonditi se non ancora conosciuti, tanto più su vite. Qualche avvistamento del tutto occasionale è stato fatto anche nei vigneti reggiani.


Bibliografia essenziale:

-        A. Pollini. Entomologia applicata. Edagricole, 2013.

-        E. Marchesini. Carpofagi della vite: aggiornamenti flash. Vitenda, 2013.

-        A. Lucchi, Principali insetti ed acari della vite. 2013.

-        A. Lucchi, M. Botton e B. Bagnoli. Tignola rigata su vite da tenere sotto controllo. L’Informatore Agrario, 31, 2011.

 

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