Il futuro appartiene a coloro che si preparano per esso oggi. (Malcom X)
Farm to fork strategy: un inglesismo che sottende una strategia molta ambiziosa
Una strategia per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell'ambiente.
di Andrea Franchi, Alessandra Barani e Pasquale Mazio
La strategia “Farm to fork”, pubblicata dalla Commissione Europea quasi due anni fa (maggio 2020), risulta essere più che mai attuale in quanto si prefigge ambiziosi obiettivi da raggiungere nell’arco di pochi anni, vale a dire entro il 2030. La strategia è, in sostanza, la sezione dedicata all’agricoltura del più ampio e articolato progetto europeo di crescita sostenibile denominato Green Deal. Quest’ultimo impegna l’Unione Europea (UE) a trasformarsi, entro il 2050, in una società a impatto climatico zero, giusta e prospera, dotata di un'economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, nonché in grado di accrescere la salute dei cittadini e delle generazioni future.
Farm to fork rappresenta un cambiamento sostanziale nella politica agricola e alimentare dell’UE, determinando un impatto strutturale sulla produzione alimentare europea e sulla produttività agricola nei prossimi dieci anni.
Di cosa si tratta?
La traduzione della frase inglese Farm to fork: "Dal produttore al consumatore", ci fornisce immediatamente una chiave di lettura degli obiettivi del piano decennale, ovvero la creazione di una filiera alimentare in grado di produrre alimenti a disposizione per tutti i cittadini dell’Unione che siano più sani e più rispettosi dell’ambiente rispetto a quanto avviene attualmente. Parallelamente a ciò si propone di garantire la sostenibilità economica per tutti gli attori della filiera alimentare: produttori, distributori, consumatori inclusi. Più in generale, il piano vuole favorire il mercato interno e al contempo garantire la sicurezza del consumatore e la qualità delle produzioni, tuttavia i suoi obiettivi non si limitano al mercato interno, ma si prefiggono un respiro più globale con misure volte a spingere i Paesi Terzi ad adeguarsi alle nuove regole. In altre parole, la strategia persegue azioni (alleanze verdi) con i vari partner commerciali dell’UE, promuovendo sistemi alimentari sostenibili in seno agli organismi internazionali (parallelamente all’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile) affinché i prodotti alimentari europei possano costituire uno standard a livello globale, in materia di sicurezza e qualità alimentare.
Per raggiungere questi apprezzabili e ambiziosi obiettivi entro il 2030, la strategia si articola in diverse misure alcune delle quali hanno riflessi diretti nel settore delle coltivazioni. Altre riguardano invece direttamente il settore zootecnico e dell’itticoltura.
Il documento di presentazione di Farm to fork prevede che questa radicale e audace trasformazione debba essere accompagnata da piani strategici della politica agricola comune (PAC); quest’ultimi si basano su due principali capisaldi:
- da un lato migliorare le prestazioni ambientali e climatiche delle produzioni agricole che dovranno diventare più verdi e digitali. Tutto ciò attraverso l’incentivazione, il sostegno e l’accelerazione da parte delle aziende agricole di pratiche verdi quali: la riduzione dell’uso di agrofarmaci e fertilizzanti, nonché un miglioramento della gestione del suolo e delle acque e il sequestro del carbonio nei suoli agrari (carbon farming). Fondamentali divengono pertanto la ricerca e l’innovazione, la diffusione dell’agricoltura di precisione e l’uso dell’intelligenza artificiale nonché la digitalizzazione dell’agricoltura, ovvero garantire che tutti gli agricoltori e tutte le zone rurali dispongano di una connessione internet veloce e affidabile;
- dall’altro la Commissione Europea prevede di conseguire tali obiettivi attraverso piani di ricerca e innovazione nonché mediante servizi per le imprese agricole per affrontare al meglio la transizione.
Come dicevamo la strategia agisce a diversi livelli, ma in queste pagine focalizziamo la nostra attenzione esclusivamente al campo “vegetale”, con particolare riferimento all’uso degli agrofarmaci e dei fertilizzanti.
L’impiego dei prodotti fitosanitari contribuisce all’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria e alla perdita di biodiversità; pertanto, la strategia, per contrastare questi fenomeni, si propone di:
- dimezzare l’uso dei prodotti fitosanitari di sintesi;
- ridurre del 50% l’uso degli agrofarmaci chimici più pericolosi1.
Tali pratiche saranno sostenute nell’ambito della PAC. Il piano annovera altri punti importanti che vale la pena rimarcare come l’attuazione di azioni tese a rafforzare le disposizioni in materia di difesa integrata degli organismi nocivi e la promozione di prodotti fitosanitari a base di sostanze attive biologiche. Inoltre, si propone di favorire un maggiore utilizzo di metodi di controllo alternativi al “chimico” quali: rotazioni, diserbo meccanico, ecc. e, più in generale, tutte quelle pratiche che in ambito della PAC riducano l’impiego dei prodotti fitosanitari. La Commissione Europea, inoltre, si prefigge di rafforzare la valutazione del rischio ambientale e di intervenire per accorciare la durata del processo di autorizzazione degli agrofarmaci da parte degli Stati membri.
Sempre nell’ottica di realizzare la riduzione dell’uso dei prodotti fitosanitari di sintesi e, al contempo, massimizzare la sostenibilità alimentare, la strategia prevede, in un contesto di sicurezza per i consumatori e per l'ambiente, di indagare le potenzialità che riservano le nuove tecniche genomiche (acronimo Nbt o Tea da Tecnologie di evoluzione assistita). Si tratta di nuove biotecnologie di precisione come genome editing e cisgenesi che mirano ad ottenere piante più resistenti alle avversità biotiche e che siano in grado di rispondere al cambiamento climatico (per maggiori dettagli in merito a queste tecniche si rimanda all’articolo pubblicato in questo Notiziario: “Prospettive offerte dalle biotecnologie NBTs nell’ambito della difesa della fitosanitaria).
Altro ambito di intervento del piano è rappresentato dall’impiego dei fertilizzanti.
Anche in questo settore, si ritiene che l’eccesso di nutrienti nell’ambiente (in particolare azoto e fosforo) per effetto sia di un loro impiego eccessivo, sia della non ottimale efficienza di assorbimento di tutti gli elementi nutrivi da parte delle piante, contribuisca all’inquinamento dei comparti ambientali di aria, suolo e acqua; pertanto, la Commissione entro il 2030, si propone di:
- tagliare di almeno il 50% della perdita dei nutrienti, per il recupero della fertilità dei suoli;
- ridurre di almeno il 20% l’impiego dei fertilizzanti.
Vale la pena infine ricordare che un ruolo centrale della strategia è riservato all’agricoltura biologica. Questo settore deve essere promosso ulteriormente, in quanto, dalla sua crescita, ne trae beneficio la biodiversità, si creano posti di lavoro, i consumatori ne riconoscono il valore e si attraggono giovani agricoltori. Pertanto il proposito, entro il 2030, sarà il raggiungimento, a livello europeo, di almeno il 25% di terreni agricoli dedicati a questo sistema produttivo. A sostegno di tale specifico obiettivo, oltre alle misure previste nella PAC (regimi ecologici, investimenti e i servizi di consulenza), la Commissione si è impegnata a presentare un piano d’azione per l’agricoltura biologica, al fine di stimolare la domanda e l’offerta di prodotti alimentari ottenuti con questo sistema produttivo nonché garantire la fiducia dei consumatori nei confronti di questi alimenti.
La strategia si occupa a tutto tondo di tutta la filiera agroalimentare; in questo contesto globale e interdisciplinare, il piano punta anche su altri importanti obiettivi, che potremmo brevemente sintetizzare come:
- migliorare l’informazione ai consumatori;
- ridurre gli sprechi alimentari, dimezzando gli sprechi pro capite a livello di vendita al dettaglio e a livello domestico;
- intensificare la lotta contro le frodi alimentari;
- fornire indicazioni obbligatorie in etichetta sull’origine dei prodotti;
- esercitare un’azione per il cambiamento del regime alimentare delle persone, affinché risulti più responsabile e sostenibile;
- mettere i consumatori nelle condizioni di scegliere alimenti sostenibili, attraverso azioni promosse da parte di tutti gli attori della filiera.
Il programma europeo, seppur talmente ambizioso da sembrare quasi irrealizzabile in così breve lasso di tempo, deve essere preso seriamente in considerazione dalle imprese agricole, in quanto le implicazioni strategiche e operative sono molteplici e stimolanti per un futuro migliore. Si tratta certamente di una sfida da far tremare i polsi e su cui si può essere d’accordo o meno, ma, idealmente, ogni coltivatore deve impegnarsi, già da ora, a redigere un proprio programma, delineando processi di innovazione e trasformazione della propria organizzazione aziendale.
“Farm to Fork” rappresenta per tutti gli attori della filiera agroalimentare, agricoltori compresi, un’opportunità e una responsabilità per migliorare gli stili di vita, la salute e l’ambiente; coscienti che la sostenibilità dovrà essere raggiunta con la tecnologia, la maggiore consapevolezza delle criticità del paradigma produttivo messo in piedi negli ultimi decenni e non con un ritorno al passato.
1 Si tratta di prodotti fitosanitari contenenti sostanze attive che soddisfano i criteri di esclusione di cui all'allegato II, punti da 3.6.2 a 3.6.5 e 3.8.2, del regolamento (CE) n. 1107/2009, o che sono considerate candidate alla sostituzione conformemente ai criteri di cui al punto 4 del medesimo allegato.
Sitografia
- https://ec.europa.eu/food/horizontal-topics/farm-fork-strategy_it , consultato il 3 dicembre 2022,
- https://ec.europa.eu/info/publications/reflection-paper-towards-sustainable-europe-2030_it, consultato il 11 gennaio 2022
Agenda ONU 2030, Green Deal, Farm to fork: tante “sigle” in materia di sviluppo sostenibile
Nel settembre 2015, all’Assemblea generale dell’ONU i governi dei 193 Paese membri, hanno sottoscritto un programma d’azione per lo sviluppo sostenibile denominato Agenda 2030. Con questo termine, si intende lo sviluppo che risponde alle esigenze delle generazioni attuali senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le loro. Il programma articola in 17 obiettivi e si rivolge alle persone, al pianeta e alla prosperità promuovendo le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: dimensione economica, sociale ed ambientale.
Relativamente a quello ambientale, l’UE ha risposto a questo impegno attraverso l’elaborazione del progetto Green Deal. Con esso l’UE si prefigge di trasformare a impatto climatico zero il proprio territorio entro il 2050. Per raggiungere questo obbiettivo tutti i membri si sono impegnati a ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
Cardine importante del Green Deal sono le strategie europee legate alla biodevirsità e il Farm to fork.