Residui di potatura e di espianto: un problema complesso e oneroso
di Claudio Corradi
Il divieto di bruciatura in campo dei residui di potatura oltre a quelli derivanti dall’espianto del vigneto stanno fortemente rivoluzionando le scelte tecniche-organizzative dei viticoltori e appesantendo sensibilmente i costi di produzione.
Parallelamente, le grandi attenzioni legate al possibile utilizzo dei residui legnosi per fini energetici stanno indirizzando i produttori a nuove scelte e investimenti del tutto nuovi che meritano di essere valutati con particolare scrupolo.
Tutto questo ha fatto sì che l’industria della meccanica agricola si sia messa a lavorare alla ricerca di macchine specifiche, tanto da arrivare a inventarsi un nuovo filone di mercato che oggi, dopo alcuni anni di esperienze, dovrebbe finalmente essere in grado di fornire risposte concrete. Per ora, uno degli aspetti più positivi di questa rivoluzione nella gestione del legno di potatura consiste nel fatto che finalmente ci si è soffermati a riflettere sui numeri, in termini di quantitativo di legno da smaltire, e sui costi di queste pratiche, che devono essere considerate a pieno titolo come oneri di ammortamento fra i costi di produzione.
Genesi delle tecniche
Sarmenti
Quando la viticoltura era promiscua alla produzione di foraggio l’asportazione dei sarmenti di potatura era una tecnica obbligata. Con la specializzazione della viticoltura, l’abbandono della foraggicoltura interfilare ha favorito la nascita di macchine specifiche, le trinciasarmenti, che hanno in parte rivoluzionato il sistema di gestione del legno di potatura: diverse aziende hanno iniziato a triturare i sarmenti in campo, reintegrando così parzialmente a fertilità dei terreni. Una tecnica questa che, per varie scuole di pensiero, non ha completamente soppiantato la vecchia soluzione dell’asportazione con forconi e successiva bruciatura, che a tutt’oggi non è ancora definitivamente scomparsa. Le soluzioni possibili, infatti,oltre ad aspetti economici e organizzativi, interessano aspetti agronomici della fertilità del suolo efitosanitari.
Fertilità. La trinciatura in loco dei sarmenti determina un arricchimento in sostanza organica che in un ettaro viene stimato nel corrispondente di350 chilogrammi di humus stabile che di fatto è un quantitativo variabile fra il 20 ed il 35% di quello annuo necessario. Il quantitativo in humus stabile apportato trinciando i sarmenti in loco equivale ad apporti di 50 q.li di letame maturo che peraltro non comporta oneri di distribuzione. Alla trinciatura in loco corrisponde quindi un reintegro di elementi nutritivi che meritano di essere presi in considerazione.
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Elemento |
kg/ha |
kg/ha |
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Minimo |
Massimo |
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N |
6,50 |
21,00 |
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P |
0,70 |
3,60 |
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K |
6,20 |
20,00 |
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Ca |
6,00 |
34,00 |
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Mg |
1,10 |
4,50 |
Tabella 1. Reintegro minimo e massimo dei principali elementi nutritivi derivante dalla trinciatura dei sarmenti in campo
Aspetti fitosanitari. Dal punto di vista fitosanitario il ragionamento secondo il quale l’asportazione del legno di potatura dal vigneto porta ad una riduzione del potenziale infettivo è abbastanza logica. Dal lato pratico però non esistono casi che evidenzino una migliore situazione fitosanitaria nei vigneti nei quali si asporta il legno di potatura rispetto a quella dei vigneti nei quali si trincia. Questo con la consapevolezza che la trinciatura dei sarmenti favorisce la loro integrazione nel suolo ostacolando l’insediamento dei funghi legati al complesso del mal dell’esca. Dal punto di vista teorico tuttavia, in presenza di forti infestazioni di questa specifica malattia del legno, tale tecnica potrebbe presentare maggiori rischi.
Nessun problema è invece legato al permanere in campo del legno per quanto riguarda la diffusione di patogeni come i fitoplasmi di legno nero e flavescenza.
Legno di espianto
Il legno derivante dall’estirpazione dei vigneti obsoleti ha sempre rappresentato una fonte di materiale legnoso utilizzabile per l’alimentazione di riscaldamento a legna. L’abbandono di questa tipologia di riscaldamento, la minore disponibilità e l’alto costo della manodopera hanno poi favorito l’abbandono di questa forma di recupero a vantaggio della completa bruciatura in campo. Quando i vigneti erano palificati in legno, il loro abbattimento con formazioni di cumuli permetteva, con la bruciatura, la perfetta separazione dei fili di ferro che venivano venduti a dite specializzate nel recupero. Questa tecnica era sicuramente la più semplice ed economica. L’introduzione di nuovi materiai di palificazione, come per esempio il cemento, e le ritrovate attenzioni per il riscaldamento a legna nelle sue varie forme, ha condotto, assieme alle crescenti difficoltà nella bruciatura, a una nuova rivoluzione delle tecniche e a un suo importante incremento dei costi.
Peso del legno dei vigneti
I residui legnosi del vigneto vanno distinti fra legno di potatura e legno di estirpo. Del primo nei nostri vigneti ne vengono mediamente prodotti 25 quintali ad ettaro ogni anno e la sua gestione può avvenire secondo differenti tecniche, più o meno innovative. Il legno di estirpo invece, a seconda delle forme d’allevamento, può quantitativamente variare fra i 200 e i 350 quintali per ettaro. A questi devono poi essere addizionati gli altri materiali della struttura che hanno una grande rilevanza nelle scelte tecniche di abbattimento, che hannotempi e costi diversi.
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Materiali oggetto di estirpazione
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Peso per ettaro (kg)
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Minimo |
Massimo |
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Pali in legno |
4.000 |
5.500 |
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Pali in cemento precompresso |
24.500 |
28.000 |
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Pali in acciaio zincato |
3.500 |
4.500 |
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Fili zincati |
900 |
1.000 |
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Fili Inox |
400 |
450 |
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Legno delle aste vigneti espansi |
14.000 |
19.000 |
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Legno delle aste vigneti meccanizzabili |
6.000 |
10.000 |
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Legno dei ceppi |
3.000 |
5.000 |
Tabella 2. Pesi minimi e massimi indicativi relativi ai materiali oggetto diestirpazione del vigneto che devono essere smaltiti. Questi hanno una rilevante incidenza sugli oneri di trasporto ed eventualmente di smaltimento.
Gestione dei sarmenti
Sulla tecnica di gestione dei sarmenti negli ultimi anni si stanno compiendo grandi dibattiti a favore di tesi fra loro anche molto differenti. Da questo punto di vista è opportuno distinguere gli aspetti agronomici-economici da quelli energetici.
La trinciatura in campo, nel momento in cui soddisfa l’azienda per quanto concerne gli aspetti fitosanitari è la soluzione più interessante dal punto di vista economico, visto che si esegue con un solo passaggio della trattrice, ha un minor consumo di carburante e un minor calpestamento, ed è la meno influenzata dalle condizioni del terreno e dal periodo stagionale in cui la si esegue. In condizioni di bagnato permette di attendere le condizioni di transitabilità ideali ed anche l’eventuale sviluppo di erba diventa semplicemente migliorativo anche perché favorisce una migliore triturazione. Da non tralasciare l’importanza della restituzione in unità fertilizzanti e sostanza organica, oltre al fatto che, laddove si esegue la prepotatura meccanica, soprattutto con macchine a dischi rotativi, la trinciatura in campo diventa spesso una scelta obbligata.
L’asportazione e il recupero del legno può essere realizzato secondo soluzioni e destinazioni molto differenti e con risultati estremamente diversificati. La soluzione più simile a quella della bruciatura è quella che prevede la formazione di cumuli in una posizione in cui questi possano essere caricati tal quali o dopo essere stati cippati. Dal punto di vista dei costi, se la cessione dei sarmenti non comportasse costi aggiuntivi questa soluzione sarebbe sicuramente la più economica e meno impattante per il vigneto visto il modesto numero di passaggi e consumo di carburante. Di fatto, però, questo servizio di raccolta fino ad oggi viene fornito a pagamento, e oltretutto necessita di un adeguato spazio di stoccaggio e di una razionale accessibilità allo stesso, non sempre possibile. Anche per questo motivo, e per la diffusione di caldaie specifiche, si sono diffuse varie soluzioni tecnologiche per l’utilizzo dei sarmenti a scopo termico ed energetico.
Molto assortite sono anche le tecniche di raccolta del legno in campo a partire dalla pressatura in diversi formati fino alla trinciatura e al carico diretto. Soluzioni che, al di là del costo operativo, hanno anche due importanti variabili: la praticabilità del terreno e l’utilizzo del legno recuperato. Per quanto riguarda la praticabilità dei terreni non sempre le condizioni di bagnatura dello stesso ben sopportano il numero elevato di passaggi, e le annate 2013 e 1014 lo confermano, che queste soluzioni rendono necessari. Anche le caratteristiche del prodotto recuperato possono poi variare in funzione delle condizioni di lavoro, del periodo in cui questo viene eseguito e in particolar modo dello sviluppo del tappeto erboso. Oltre agli oneri di recupero, l’utilizzo a fini energetici dei sarmenti deve fare i conti con i costi di movimentazione che in questi anni si è visto essere convenienti solo se compiuta nel raggio massimo di 5 chilometri (limite oltre il quale il vantaggio ambientale del recupero è completamente vanificato). La soluzione ideale, al momento, pare perciò essere quella dell’utilizzo diretto in azienda dei sarmenti per l’alimentazione di caldaie specifiche che possono essere rapidamente ammortizzate. In questo caso, i sarmenti eccedenti il fabbisogno aziendale dovranno prendere indirizzi differenti. A livello di costo il recupero dei sarmenti, sia cippati che imballati, comporta transiti in campo di due o tre volte superiori alla semplice asportazione con forcone a bordo campo e costi di tre o quattro volte superiori a quelli classici. Il tutto senza considerare eventuali oneri di trasporto fuori azienda.
Espianto
Le operazioni di estirpazione di un vecchio vigneto sono in questi ultimi anni sempre più complesse e onerose sia in funzione del divieto di bruciatura in campo che per l’eterogeneità dei materiali oggi presenti. Il costo dell’estirpazione di un vigneto è molto variabile in funzione della tecnica di lavoro adottata e in relazione all’entità del recupero dei materiali che si intende o che si deve operare. Questi sono costituiti da legno (cordoni, tralci e ceppi), fili, pali (in legno, cemento, acciaio o materiale plastico), oltre agli ancoraggi e ai vari accessori. In funzione del tipo di materiale da recuperare occorrerà individuare una differente organizzazione del lavoro. Se con la classica bruciatura in campo era possibile realizzare la completa pulizia del terreno, ceppi compresi, a costi di circa 2.000 euro ad ettaro, oggi, con il divieto di bruciatura imposto, si può comodamente arrivare a spendere più del doppio. Questo potrebbe essere quantificato in un costo annuo di ammortamento pari a 350 euro (2 euro l’anno a quintale uva). La possibilità di utilizzare il legno a fini energetici lascia sperare nella possibilità della nascita di organizzazioni in grado di farsi carico, attraverso macchinari specifici, magari mobili, della separazione delle porzioni ferrose da quelle legnose. Al momento, però, gli oneri di smaltimento sono totalmente a carico dell’azienda che, per il complessivo materiale di un ettaro di vigneto(pali in legno non trattato, fili e viti), sono di circa 2.500 euro. A questi costi vanno ovviamente sommati quelli per la ruspatura, la formazione dei cumuli pronti per il carico, l’estrazione degli ancoraggi e la pulizia dalle radici. Nelle nuove forme d’allevamento i pali in ferro sono oggi un materiale nobile facilmente recuperabile, eventualmente riutilizzabile e comunque di pregio; i pali in cemento invece, se non riutilizzati, hanno un costo di smaltimento che si avvicina a 1 euro a palo. I pali di pino trattato non possono essere mischiati ai ceppi di vite essendo considerati un rifiuto speciale, possono comportare oneri di smaltimento, e soprattutto non possono essere bruciati. Infine, anche per quanto riguarda l’espianto occorre sempre aver ben presente che le scelte tecniche-operative, soprattutto in considerazione del periodo in cui questo viene eseguito, devono tenere in considerazione le condizioni di bagnatura del terreno.
Conclusioni
Gli sviluppi normativi relativi alla possibilità di bruciare il legno in campo avranno una notevole incidenza sui costi di produzione dell’uva e questo soprattutto per quanto riguarda il legno derivante dall’estirpazione dei vigneti a fine ciclo. In tutte le scelte va tenuto in debito conto il fatto che il recupero per eventuale riutilizzo non necessariamente diventa economicamente conveniente e migliorativo da un punto di vista ambientale, soprattutto nei casi in cui l’utilizzo dei materiali recuperati debbano essere trasportati al di fuori dell’azienda.