Consorzio Fitosanitario Provinciale

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Le cavallette son tornate

Di Stefano Vezzadini

In provincia di Reggio Emilia si era assistito ad un lungo periodo in cui Calliptamus italicus si rinveniva soltanto a livelli non troppo dannosi, ma, nelle ultime annate, in aree collinari, le cavallette son tornate, e i danni, soprattutto nei prati di erba medica, si sono visti. Nella pianura invece la coltura della medica può subire ingenti infestazioni di altri insetti quali Fitonomo (Hypera variabilis), Fitodecta (Phytodecta fornicata) e Apion (Apion pisi) che a volte richiedono un opportuno controllo.

Calliptamus italicus, detto anche Callittamo o Cavalletta dei prati, è un insetto appartenente all’ordine degli Ortotteri, sottordine Caelifera, famiglia Acrididae presente nel bacino del mediterraneo che compie una sola generazione all’anno. La sua vita è tendenzialmente gregaria, soprattutto nei primi stadi di sviluppo delle neanidi. Gli adulti (foto 1), di colore ocra brunastro con tacche ferruginee, mostrano un chiaro dimorfismo sessuale con femmine più grandi dei maschi. Callittamo si può ritenere una cavalletta di media taglia che raggiunge una lunghezza di 26 mm. nei maschi e fino a 36 mm. nelle femmine.

Questa locusta passa l’inverno sotto forma di uovo deposto in apposite ooteche, create nel terreno  dalle femmine, ad una profondità di 2-3 cm.; le ooteche hanno la forma di un fagiolino e sono dette “a cannello”, esse contengono fino ad alcune decine di uova. Ogni femmina può creare dai 4 ai 6 cannelli quindi, nel complesso, può deporre con facilità più di 100 uova. La deposizione avviene di preferenza su terreno sodo dove non ristagni acqua od umidità e con esposizione a sud o est, cosicché non si possano sviluppare parassiti fungini; infatti questi ultimi sono tra i principali nemici delle cavallette. La deposizione avviene di solito in aree circoscritte, dette "grillare", dove le femmine si recano perché individuate come ideali per il trascorso invernale, tra queste ci sono gli incolti, le rive dei fossi e delle carraie, ma anche i medicai, soprattutto se di vecchia data. Le nascite delle neanidi (foto 2) iniziano dalla fine di maggio; alle nostre latitudini, con andamenti stagionali nella norma, dal 20 di maggio è possibile rinvenirle sul terreno. E’ un insetto caratterizzato da nascite scalari che si protraggono per circa 2 mesi, indicativamente fino alla metà-20 di luglio.

Anche le neanidi, per evitare condizioni di umidità, dopo l’attività giornaliera di nutrizione, si riuniscono, al calar del sole, in una zona del terreno scoperta e soleggiata e li rimangono fino al mattino (foto 3); questa abitudine ne facilita la lotta in quanto, una volta viste queste aggregazioni, si può intervenire con lavorazioni meccaniche od idonei insetticidi abbattendo così, con azioni mirate e ridotte, centinaia e spesso migliaia di individui.

I primi adulti compaiono in luglio e sono facilmente riconoscibili per il colore delle loro ali che, quando sono aperte, va dal rosa aranciato al rosso (foto 4); ad agosto e settembre, dopo l’accoppiamento, le femmine provvedono all’ovodeposizione.

La prima segnalazione pervenuta al Consorzio nel 2023 è stata registrata il 10 di luglio; in quel periodo però sono già presenti gli adulti. Per una buona difesa occorre invece monitorare i campi e le cavedagne e, in particolare, i medicai fin da fine maggio per poter individuare le aggregazioni delle neanidi appena nate ed intervenire immediatamente su di esse, ottenendo così i migliori risultati in termini di efficacia. Le forme adulte non devono essere oggetto di trattamenti insetticidi perché il loro esoscheletro resiste ai prodotti solitamente impiegabili, impedendo di ottenere una sufficiente attività. Le infestazioni interessano in particolare appezzamenti di erba medica, ma possono colpire la vite, il mais e le piante orticole creando danni di entità economica rilevante per gli agricoltori. La diffusione degli adulti non segue particolari crismi, anche perché il loro fabbisogno alimentare è molto ridotto rispetto alle forme giovanili, a volte si lasciano trasportare dal vento raggiungendo i centri abitati e, come accaduto in talune annate, nelle città.

Le principali località dalle quali ci sono pervenute segnalazioni di infestazioni significative negli ultimi anni sono state, nel 2020 Carpineti, località Marola, nel 2022 Canossa, località Monchio delle Olle e Trinità, nel 2023 sempre dal Comune di Canossa, località Monchio delle Olle e Selvapiana e successivamente dal Comune di Viano. Nel 2022 ci è poi pervenuta una segnalazione da Forlì-Cesena, dal Comune di Meldola in quanto i richiedenti avevano saputo della nostra storica, fin dai primi anni ’80, conoscenza della problematica.

Tra le misure più efficaci ed ecocompatibili da prendere nei confronti del Callittamo vi è quella di individuare le zone di ovoposizione ispezionando, nei mesi di agosto e settembre, gli incolti e i medicai nelle zone più aride ed esposte al sole per vedere le femmine che vanno a deporre; il ritrovamento delle grillare si esegue anche con l’ispezione con vanga o zappa delle aree in cui si ritiene vi sia stata la deposizione delle uova, dopodiché si interviene con lavorazioni, tipo fresature, che distruggano meccanicamente le stesse.

Ricordiamo che è comunque buona pratica dissodare i campi dismessi ed i medicai a fine ciclo con lavorazioni piuttosto profonde come le arature, questo al fine di esporre le ooteche ai rigori invernali o di portarle ad una profondità che non consenta la nascita regolare in primavera. Le lavorazioni ai terreni colpiti dalle cavallette è bene che siano eseguite, quando possibile, all’inizio dell’autunno in modo che tutte le uova sussistano già nel suolo.

Le fresature del terreno possono essere impiegate anche sulle piccole forme mobili appena uscite dalle ooteche o sui raggruppamenti serali. In appezzamenti ben livellati anche l’impiego dei semplici rulli compattatori può fornire buoni risultati con lo schiacciamento meccanico delle neanidi.

Di grande aiuto alle attività dell’imprenditore agricolo possono risultare alcuni volatili, in particolare gli storni (Sturnus vulgaris) che, quando in gran numero adocchiano i gruppi di cavallette, se ne cibano fino a ripulire quell’area; inoltre i galliformi come i fagiani (Phasianus colchicus) e, soprattutto, le galline faraone (Numida meleagris) ed i tacchini (Meleagris gallopavo) che, cibandosi con facilità di insetti, si sono rivelati in grado di limitare le popolazioni del callittamo, e sono spesso presenti nelle aziende agricole o agrituristiche. Tra i validi fattori di contenimento, troviamo il fungo entomopatogeno Entomophthora grylli che, soprattutto in periodi piovosi e con elevata umidità, attacca e uccide anche gli adulti; inoltre il coleottero meloide Epicauta rufidorsum la cui larva vive nel terreno ed è assai attiva nel predare le uova.

In caso di forti infestazioni e quando i fattori naturali di limitazione non siano sufficienti a contenere le cavallette, al fine di ridurre i danni alle coltivazioni agricole e i fastidi alla popolazione, si può ricorrere alla efficiente difesa chimica con trattamenti insetticidi indirizzati alle prime età dell’insetto da eseguirsi preferibilmente nelle ore serali. Le sostanze attive e i relativi prodotti commerciali autorizzati contro Calliptamus italicus o, comunque per cavallette, nella coltura dell’erba medica, al momento della redazione, sono i seguenti: Deltametrina con diversi prodotti in commercio, Acetamiprid* con il prodotto Gazelle e le Piretrine pure (Asset five e Rabona) idonee per le aziende in agricoltura biologica, ma da impiegarsi su neanidi ai primi stadi di sviluppo.

*con attenzione in quanto questo principio attivo neonicotinoide può risultare pericoloso, non soltanto al momento del trattamento, per gli insetti impollinatori.

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