Ristagno idrico e sistemazione del terreno
di Rolando Valli
La sistemazione del terreno ha sempre avuto, nei tempi passati, una grande importanza sia nel campo delle coltivazioni erbacee, sia, soprattutto, nel campo delle colture arboree.
Se consultiamo un testo di Agronomia, possiamo leggere il grosso capitolo delle sistemazioni, con ampia e minuziosa descrizione delle sistemazioni presenti, sia in pianura che in collina, nelle diverse regioni italiane. La sistemazione doveva un tempo e deve anche ora garantire un buon sviluppo delle colture, facilitando, in pianura, lo sgrondo delle acque ed il corretto franco di coltivazione (un tempo le sistemazioni erano a piantata reggiana e modenese, a cavalletto bolognese, a cavini in Veneto, ecc.) ed evitando, in collina, l’erosione (rittochino, girapoggio, spina, ecc.).
La meccanizzazione delle operazioni colturali ha modificato profondamente la pratica della sistemazione; sono però rimasti validi i concetti di regimazione delle acque sia in pianura che in collina. Negli ultimi anni, però, la diminuzione della piovosità sia estiva che invernale aveva fatto sottovalutare il problema, in quanto era preminente la preoccupazione dell’irrigazione della vite e delle difficoltà dell’approvvigionamento dell’acqua.
Si è però dovuto constatare che, di fronte ad una minor piovosità annuale, più frequentemente si assiste ad una concentrazione della pioggia (maggio-giugno dell’anno scorso, febbraio di quest’anno) con un’intensità di pioggia raramente riscontrata in precedenza. Tale fenomeno ha messo a dura prova l’efficienza della rete scolante, per cui si sono verificati ristagni d’acqua nei vigneti mal sistemati.
Il fenomeno è stato aggravato dagli interventi cementizi degli ultimi anni (strade, zone industriali) che, oltre a causare una rilevante perdita di fertile terreno agricolo, hanno interferito sulla rete di scolo delle acque, che non sempre è stata adeguatamente ripristinata.
La vite è una pianta che possiede un ampio e sufficientemente profondo apparato radicale, però mal sopporta il ristagno delle acque se non per poco tempo (alcune ore, non alcuni giorni). Si rischia altrimenti lo sviluppo dei marciumi del colletto e delle radici (Armillaria, Phytophtora, Agrobacterium, ecc.) e il deperimento della pianta con conseguente minor produzione.
Per tali motivi è necessaria un’efficiente rete di scolo delle acque, costituita o dai tradizionali fossi o da una rete drenante.
Il drenaggio è stato messo in opera in molti vigneti nuovi, in certi casi con funzione anche di irrigazione di soccorso; non è sempre possibile però installarlo per la mancanza di una sufficiente pendenza dei terreni e scarsa profondità dei fossi principali di sgrondo.
L’affossatura, che viene fatta in funzione della meccanizzazione, deve consentire appezzamenti lunghi (200-300 m), evitando però tratte troppo lunghe che, in certi casi più che facilitare, ostacolano il lavoro delle macchine. La larghezza delle stesse dipende molto dal tipo di terreno: nei terreni di medio impasto si consigliano m 40-50; se si ricorre al drenaggio, i dreni sono posizionati ogni 2-3 filari (m 8-12). In testata le capezzagne debbono risultare ampie circa m 6-7.
Tale sistemazione in pianura si ottiene in genere con limitati movimenti di terra, quindi senza il rischio di scoprire terra vergine; diverso il discorso è in collina dove le distanze prima indicate sono in genere ridotte a causa della pendenza e della irregolarità delle pendici, con possibili rischi di smottamenti.
In caso quindi di piogge abbondanti e concentrate in un breve periodo, si debbono fare tutti quegli interventi che consentono un rapido deflusso delle acque:
Quest’ultima operazione serve anche a contenere la vigoria delle piante in quanto ne taglia una parte delle radici.
In conclusione è opportuno che in sede di nuovi impianti si ponga maggior attenzione alla sistemazione del terreno: i conseguenti livellamenti debbono prevedere un rapido deflusso delle acque sia in pianura che in collina, con affossatura o drenaggio efficienti.