Consorzio Fitosanitario Provinciale

SPECIALE OIDIO

 CONOSCERE IL CICLO PER IMPOSTARE LA DIFESA


L’oidio della vite è in grado di trascorrere l’inverno sia come cleistotecio, negli anfratti del ritidoma ovvero nella corteccia, sia come micelio nelle perule delle gemme. In quest’ultimo caso, l’esordio della malattia consiste nella comparsa di sintomi precocissimi. Dalle gemme oidiate, che tendono a schiudersi in ritardo rispetto a quelle sane, si sviluppano dei germogli (germogli bandiera) caratterizzati da un ridotto accrescimento e internodi raccorciati, che costituiscono veri e propri focolai della malattia; le foglioline sono deformate, piegate a doccia verso l'alto e ricoperte di muffa biancastra (foto 1).

Contrariamente a quanto si riteneva fino ad alcuni anni fa, in Emilia Romagna la forma di svernamento da micelio ibernante è poco diffusa, anche se presente nella nostra provincia. Normalmente riguarda vigneti trascurati che con il tempo hanno accumulato una ragguardevole carica di inoculo in grado di manifestarsi, in forma esplosiva, dalla prima ripresa vegetativa. Di fatto la presenza di germogli bandiera nelle nostre aree è piuttosto rara.

I cleistoteci rivestono invece un’importanza fondamentale per lo svernamento del patogeno e per le infezioni primarie primaverili. Sono strutture di origine sessuata che si formano sulla vegetazione infetta, alla fine dell’estate e in autunno, e qui si mantengono insieme al micelio (muffa biancastra), fino a completare il loro processo di maturazione (foto 2). La differenziazione di questi organi incrementa generalmente quando vengono terminati i trattamenti antioidici (all’invaiatura). Da questa fase l’oidio, senza più arrecare danni diretti alla coltura, si può espandere ulteriormente sugli organi verdi. Se durante il mese di settembre-ottobre le condizioni climatiche risultano favorevoli alla malattia la quantità di cleistoteci risulterà estremamente abbondante.

I cleistoteci si presentano come piccoli corpiccioli di forma globosa, dapprima incolori e trasparenti, poi giallastri, marroni ed infine neri, a seconda dello stadio di maturazione (foto 3); ad uno sguardo esperto sono appena visibili ad occhio nudo sugli organi colpiti. Una volta maturi, attraverso le piogge vengono staccati dalla colonia fungina e veicolati, grazie agli schizzi d’acqua, sui tralci delle viti dove restano intrappolati nel ritidoma per tutto l’inverno. La parte più esterna della corteccia delle piante è il miglior luogo di svernamento, dove i cleistoteci riescono a mantenersi vitali per essere poi in grado di germinare nella primavera successiva, con circa il 40% di possibilità di successo. La capacità germinativa cala per quelli che restano sulle foglie (23%) e si annulla per quelli che cadono sul terreno.

In primavera, all’interno dei cleistoteci  si formano da quattro a sei aschi contenenti otto ascospore. Ogni cleistotecio è quindi un piccolo “scrigno” colmo di propaguli infettanti.

Al termine di questa fase si possono verificare le infezioni primarie per le quali è sempre indispensabile una pioggia. Con temperature di almeno 10° C, precipitazioni anche leggere (minimo 2,5 mm) e bagnatura di circa 15-20 ore, i cleistoteci si rompono (foto 4) e rilasciano le ascospore sulle foglie basali dei germogli più vicini al ritidoma.

Le ascospore possono germinare con un range di temperatura che va da 5 a 28 °C (ottimo tra 20 e 25 °C); in poche ore formano gli appressori (organi di attacco alle superfici vegetali) e gli austori (organi che penetrano nella superficie vegetale per nutrirsi).  Trascorso il periodo di incubazione, di 8-12 giorni a seconda delle temperature, compaiono i sintomi originati dalle infezioni ascosporiche, che sono molto diversi da quelli tipici del “mal bianco” e soprattutto sono di difficile individuazione. Sulla pagina inferiore delle foglie, principalmente sui germogli più vicini al ceppo, si possono osservare piccole aree clorotiche, con necrosi brunastre derivate dalle cellule infettate (foto 5). Sulla superficie della pagina superiore, in corrispondenza di queste macchie, si manifestano delle lievi decolorazioni che possono essere confuse con le “macchie d’olio” della peronospora. In un secondo momento le necrosi diventano via via più evidenti interessando entrambe le pagine fogliari (foto 6). Solo successivamente si potrà osservare la presenza di un feltro polveroso bianco (micelio) che produce una gran quantità di conidi (spore asessuate. Foto 7).

I conidi daranno origine alle infezioni secondarie in funzione della temperatura (da 5 a 35 °C con un ottimo a 20-25 °C). Tuttavia, a differenza delle ascospore, la loro germinazione viene ostacolata dalla bagnatura ed anche dalle piogge che sono in grado di dilavarli dalla superficie vegetale. Inoltre anche la radiazione solare ostacola lo sviluppo delle infezioni di oidio. Infatti, la malattia tende a svilupparsi maggiormente all’interno della chioma, dove l’umidità relativa e l’ombreggiamento sono ottimali. Le condizioni meteorologiche ideali per le infezioni primarie di oidio da ascospore, tipiche della prima fase della stagione, sono esattamente opposte a quelle necessarie per le infezioni secondarie da micelio che si verificano successivamente.

In genere, la malattia causata da infezioni primarie compare tra la metà di maggio e i primi di giugno, a seguito di più cicli infettivi che prendono avvio dalle ascospore rilasciate dai cleistoteci fin dalle prime fasi vegetative, ma che solitamente passano inosservate sugli organi vegetativi più vicini al tronco. Più cicli infettivi successivi determinano un aumento del potenziale di inoculo e se la stagione è favorevole al patogeno, la vegetazione e i grappoli si ricoprono progressivamente della tipica muffa biancastra. In sostanza le infezioni secondarie si accavallano a quelle primarie. È in questa fase, già epidemica, che normalmente ci si accorge della presenza della malattia.

I grappoli risultano particolarmente sensibili all’oidio in fioritura, mentre la suscettibilità si riduce notevolmente quando gli acini hanno un diametro superiore ai 4-6 mm. Gli acini colpiti, a seguito della disidratazione causata dal fungo, tendono a spaccarsi durante il loro accrescimento favorendo la penetrazione della botrite. L’insediamento del patogeno sul grappolo è quindi da evitare per scongiurare ingenti perdite produttive.

Indipendentemente da quando si notano i primi sintomi, i grappoli gravemente colpiti sono la conseguenza di infezioni che avvengono molto precocemente, ossia subito dopo il germogliamento, nell’immediata prefioritura e fino alla fase di formazione dell’acino. Ecco perché è estremamente importante adottare tecniche di difesa adeguate anche nelle prime fasi della stagione.

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