STRATEGIE DI DIFESA DALL’OIDIO
La complessa biologia della malattia fungina e la scarsa visibilità delle infezioni da ascospore rendono talvolta critica la gestione della difesa antioidica. Il criterio che distingue le aree di pianura, sfavorevoli allo sviluppo dell’infezione, dai comprensori pedecollinari, nei quali la malattia rappresenta un rischio epidemico elevato in grado di manifestarsi in modo aggressivo tutti gli anni, genera nei viticoltori l’errata convinzione che l’oidio sia una malattia fungina prettamente di pertinenza di alcune zone. Questa regola non risulta essere sempre corretta; sarebbe bene sostituire il concetto di “zone” ad alto o a basso rischio con quello di “vigneti” a basso o alto rischio. Infatti negli ultimi anni, negli areali viticoli di pianura della provincia, si è registrato un notevole aumento delle infezioni principalmente su alcune varietà più sensibili, tra cui l’Ancellotta. Le cause di questa recrudescenza della malattia sono da ricercarsi nelle condizioni climatiche del periodo primaverile-estivo particolarmente favorevoli all’infezione fungina, nella gestione poco attenta della difesa, nonché nella maggior diffusione sul territorio di cultivar più vulnerabili nei confronti della malattia.
Gli errori che comunemente vengono commessi sono dovuti all’insufficiente conoscenza del ciclo del patogeno ed alla scarsa conoscenza delle performance dei prodotti disponibili. Un abbaglio abbastanza comune consiste nel considerare la lotta antioidica subordinata e non abbinata a quella antiperonosporica. Troppo spesso i programmi di difesa antioidica sono modulati sulle esigenze dei trattamenti contro la peronospora, ed in particolar modo sulle caratteristiche dei prodotti antiperonosporici. Ne consegue che ad antiperonosporici di lunga persistenza non vengono miscelati antioidici di analoga durata d’azione. La vegetazione resta così esposta alle infezioni per diversi giorni. Inoltre, in molte situazioni si renderebbero necessari interventi antioidici specifici indipendentemente dai trattamenti antiperonosporici.
Nella messa a punto di una strategia di contenimento dell’oidio occorre innanzitutto considerare i diversi fattori di rischio, tra cui:
- andamento climatico
- andamento epidemico negli anni precedenti
- conoscenza dello storico aziendale
- presunto potenziale d’inoculo
- sensibilità varietale.
Le ultime conoscenze epidemiologiche sulle infezioni primarie tendono a prediligere gli interventi preventivi precoci per rendere più agevole il controllo della malattia nel proseguo della stagione.
Da tenere sempre presenti sono le strategie atte a non incorrere nell’insorgenza di ceppi di oidio resistenti ai fungicidi specifici, dotati di un unico sito d’azione. Questo accorgimento riguarda principalmente la famiglia degli IBE, ma ancora di più le strobilurine che hanno un’azione sia antioidica che antiperonosporica. Vista la vasta gamma di antioidici disponibili è buona pratica alternare i prodotti con diverso meccanismo d’azione ed adottare le limitazioni d’uso previste dai disciplinari di produzione integrata.
Quando iniziare la difesa nei nostri areali
Nei vigneti ad alto rischio, posti in zone molto favorevoli alla malattia o caratterizzati da infezioni rilevanti nell’anno precedente, la difesa dovrebbe iniziare sin dal germogliamento (2-3 foglie), quindi generalmente in anticipo rispetto ai trattamenti antiperonosporici. Si tratta cioè di situazioni in cui l’oidio potrebbe svernare anche sotto forma di micelio all’interno delle gemme.
I prodotti consigliati per questi primi interventi, indirizzati per l’appunto contro un eventuale micelio svernante, sono diversi. Lo zolfo, preferibilmente in polvere, è particolarmente indicato se le temperature del periodo risultano sufficientemente elevate. Normalmente questo prodotto fornisce risultati soddisfacenti. In alternativa, possono essere ad esempio utilizzati spiroxamina o meptildinocap che hanno una certa elasticità rispetto ai limiti termici.
Nelle altre condizioni, dove prevale lo svernamento da cleistotecio, il trattamento di apertura spesso va a coincidere con la prima applicazione antiperonosporica, più per motivi logistici che tecnici.
Oggi il modello previsionale fornisce le indicazioni sul primo rilascio delle ascospore e quindi sul primo trattamento che in talune annate potrebbe anche anticipare il primo intervento antiperonosporico.
Come proseguire la difesa nella prima parte della stagione
La difesa durante il periodo di liberazione delle ascospore, tipica della prima parte della stagione, viene spesso trascurata. Nei mesi primaverili è invece sostanziale proteggere la vegetazione soprattutto in previsione di precipitazioni superiori ai 2,5 mm e temperature di almeno 10° C. Il periodo più delicato durante il quale è importante concentrare i trattamenti comincia nello stadio di bottoni fiorali separati.
In queste fasi è preferibile utilizzare prodotti endoterapici (sistemici o parzialmente sistemici), tra cui IBE e simili, che vengono assorbiti e traslocati nella pianta in attiva crescita.
Dalla post-allegagione, nella seconda parte della stagione, si deve intervenire per evitare anche la diffusione di infezioni secondarie da micelio che sono molto pericolose e difficilmente estinguibili.
In questo periodo sono più appropriati prodotti a lunga persistenza e a bassa dilavabilità che manifestano un’elevata affinità con le cere sia delle foglie che del grappolo.
Nei nostri areali, lo zolfo fa la parte del leone durante tutta la stagione; è tuttavia importante utilizzare il prodotto con turni d’intervento adeguati alla sua scarsa durata d’azione e considerare l’effetto dose a cui è molto legata la sua efficacia.
Normalmente, la sensibilità dei grappoli all’oidio comincia a diminuire progressivamente dalla fase di acini con diametro superiore a 4-6 mm (acini delle dimensioni di un pisello) alla fase di chiusura grappolo. All’invaiatura i grappoli, specialmente quelli a bacca rossa, non sono più suscettibili agli attacchi di oidio, mentre quelli a bacca bianca lo sono solo sul rachide. In situazioni normali la difesa si conclude pertanto in questa fase.
Solo in situazioni particolari con infezioni attive particolarmente rilevanti può essere opportuno intervenire ulteriormente con prodotti a base di zolfo rivolti al controllo della malattia sulla vegetazione, con lo scopo di ridurre al minimo il rischio di formazione dei cleistoteci ed agevolare la difesa nella primavera successiva.
Un trattamento atto a diminuire il potenziale d’inoculo è anche quello di pre e post-vendemmia col fungo antagonista Ampelomyces quisqualis che ha lo scopo di parassitizzare i cleistoteci rendendoli inattivi.
Bibliografia
Riccardo Bugiani
Servizio fitosanitario, Regione Emilia-Romagna. Il Divulgatore n° 3-4/2007 “DIFESA DEL VIGNETO mirino le avversità più temute” Pagg.20-27
Oidio Uncinula necator (Schweinitz) Burril - Oidium tuckeri Berk