Prezzi bassi, costi alti, macchina necessaria
La potatura meccanica
di Rolando Valli
La potatura invernale del vigneto è la tecnica che maggiormente influisce sulla quantità e sulla qualità dell’uva prodotta. Non a caso, se si legge un testo classico di viticoltura, si nota che il capitolo della potatura è uno dei più ampi e dettagliati, dove viene descritto ogni aspetto dell’operazione, riferita ai diversi sistemi d’allevamento.
Il punto centrale su cui molto ci si dilunga è la quantità di gemme da lasciare con la potatura secca sul ceppo di vite (come appare anche nel Disciplinare regionale e Bollettino provinciale di produzione integrata), per cui si forniscono indicazioni sul numero di gemme per pianta, sul numero di gemme per metro lineare ed infine sul numero di gemme/ha. Questa carica di gemme dipende non solo dalla varietà (con relativo portinnesto) o dal sistema d’allevamento (GDC o cordoni speronati), ma anche dalla fertilità del terreno e dalla tecnica colturale adottata dal viticoltore.
La giusta quantità di gemme per pianta consente di avere un corretto sviluppo della chioma con equilibrio fra vegetazione e produzione. E’ esperienza comune, corredata anche da numerose prove sperimentali che se si pota energicamente, riducendo il numero di gemme per ceppo, diminuisce la produzione, ma aumentano alcuni aspetti della qualità; viceversa un’elevata carica di gemme fa aumentare senz’altro la produzione, ma può in alcune annate sfavorevoli compromettere la qualità (grado zuccherino, polifenoli, aromi, ecc.).
Ora, la potatura meccanica invernale tende a mettere in discussione questi presupposti, partendo dal principio che la vite è una pianta generosa, capace di autoregolarsi comunque si poti e quindi anche se noi carichiamo la pianta, dopo un paio di anni di adattamento, vegetazione e produzione risulteranno normali.
Vediamo al riguardo alcune considerazioni.
L’attuale crisi dell’agricoltura, con remunerazione delle uve in molti casi sotto al costo di produzione (che nelle nostre zone si stima attorno ai 30€/qle. di uva), costringe il viticoltore a ridurre i costi ricorrendo ad una meccanizzazione spinta. Risolto il problema della vendemmia, si sta affrontando il discorso della potatura secca più o meno meccanizzata, in quanto, dopo la vendemmia manuale, la potatura invernale è l’operazione che richiede maggior manodopera.
Le macchine potatrici attualmente disponibili sul mercato hanno raggiunto un buon grado di funzionalità, sia quelle a barre falcianti che quelle a dischi rotativi, a volte integrate per le controspalliere da stralciatori e/o meccanismi scansapali. Ne è la prova la mattinata dimostrativa svoltasi presso l’azienda Naldi (Tebano di Faenza) il 10 dicembre 2009, dove numerose macchine potatrici hanno ben operato sui vigneti allevati a GDC, Cordone speronato, Cordone libero e Sylvoz. Quindi le macchine ci sono e funzionano bene.
Problemi ancora non del tutto risolti invece, sono quelli di ordine agronomico e fitopatologico.
Distinguiamo però i tre modi di impiego della macchina:
- prepotatura seguita da potatura manuale, con riduzione dell’impiego di manodopera del 20-25%
- potatura meccanica, seguita da rifinitura manuale più o meno accurata con riduzione dei tempi del 50% ed oltre
- potatura meccanica integrale, con l’impiego per 4-5 ore/ha della sola macchina potatrice.
La potatura a sperone del GDC e del cordone speronato si presta a tutti e tre i livelli di meccanizzazione prima visti, invece per il Sylvoz ed il Casarsa la meccanizzazione è più difficoltosa, per cui ci si limita a blande forme di prepotatura.
La potatura meccanica seguita da rifinitura manuale è già da alcuni anni impiegata in zona con risultati soddisfacenti.
Sulla potatura meccanica integrale invece per il momento ci sono poche prove svolte da Università ed Enti di ricerca; tale tecnica è stata inoltre introdotta da poco ed in modo parziale in alcune aziende della zona dei Lambruschi. Tale potatura fa infatti aumentare di molto il numero delle gemme per pianta dal 50% a molto di più; si modifica così il modo di vegetare della pianta, con chioma più densa e maggior affastellamento della vegetazione attorno al cordone permanente. E’ vero anche che si verifica una riduzione del germogliamento e del peso medio dei grappoli, ma la produzione senz’altro ne risente, in genere aumentando. In caso di annate sfavorevoli con autunni piovosi si può rischiare, nelle nostre zone di pianura, di avere una scarsissima qualità, favorita anche dalla difficoltà di trattare certe malattie come la botrite.
Ulteriori perplessità si manifestano sulla durata del vigneto, già diminuita nei nuovi impianti. Non dobbiamo infatti dimenticare che, a differenza della maggior parte delle piante da frutto, la qualità in viticoltura è maggiore nelle vigne vecchie.
A conclusione di questa breve nota si può convenire che l’impiego della macchina nella potatura secca è una necessità, in quanto riduce l’impiego di manodopera ed in annate con tempo capriccioso come questa, snellisce le operazioni aziendali. Perplessità suscitano invece la potatura meccanica integrale o quella seguita da una leggera rifinitura manuale, anche se alcune prove hanno fornito risultati accettabili; però prima di adottarle su larga scala è bene forse sperimentarle ancora un po’.