Certificazione del materiale di propagazione della vite
di Stefano Vezzadini
La produzione e la commercializzazione del materiale di moltiplicazione della vite è stata regolamentata, negli ultimi 4 decenni, da una infinità di provvedimenti normativi tra i quali vale la pena di ricordare i seguenti:
In particolare negli ultimi 10 anni l’opera di controllo del materiale di moltiplicazione della vite è diventata sempre più assidua e propositiva da parte di tutte le componenti che costituiscono base ed espressione di tale attività vivaistica e di certificazione. La collaborazione piena instauratasi tra i vari soggetti (Vivaisti produttori di viti, Servizio Fitosanitario Regionale, Consorzio Fitosanitario Provinciale, Impiantisti di vigneti e Aziende Agricole ospiti dei campi madre)
ha fornito risultati che credo si possano definire eccellenti e che soltanto in parte potranno essere visualizzati in questa nota.
Ma veniamo ai dati dei controlli effettuati dal 2004 ad oggi in Provincia di Reggio Emilia per capire meglio l’entità del lavoro svolto dai tecnici impegnati, proprio negli anni di maggior sviluppo dei Giallumi della vite.
Il numero degli specialisti che ha preso parte al lavoro di controllo di campo è variato in relazione alle giornate, più o meno impegnative, tuttavia annualmente circa 13 persone hanno partecipato alle ispezioni, questo perché il controllo va eseguito il più vicino possibile alla vendemmia, ma al tempo stesso prima che questa inizi, al fine di poter vedere il massimo dei sintomi sia su grappoli che su foglie; pertanto maggiore sarà il numero di tecnici addetti e più centrato potrà essere il momento del controllo.
Tabella 1: Dati degli ultimi 6 anni di ispezione (numero di aziende e di campi ispezionati, ore impiegate per il controllo e l’organizzazione del lavoro).
|
Anno |
N. di Aziende |
N. di campi |
Ore per controllo e organizzazione |
|
2004 |
33 |
54 |
364 |
|
2005 |
34 |
60 |
386 |
|
2006 |
43 |
72 |
341 |
|
2007 |
43 |
69 |
378 |
|
2008 |
44 |
68 |
384 |
|
2009 |
44 |
63* |
334 |
Si può notare che il numero di campi risulta sempre maggiore di quello delle aziende perché molte di queste custodiscono più di un campo madre. Da questi vigneti vengono raccolti, durante le fasi di potatura invernale, i tralci dai quali si otterranno le gemme per la costituzione delle nuove piante.
Nell’arco temporale preso in considerazione le ditte vivaistiche hanno richiesto certificazione per un numero crescente di campi fino al 2006 per poi calare leggermente. Il numero di aziende interessate è però rimasto costante anche negli ultimi anni a riprova che una volta instaurato un buon rapporto con una azienda viticola è preferibile mantenerla in efficienza anche con un numero esiguo di campi.
Nel 2009 gli ettari controllati di vigneto, come sempre vite per vite, sono stati circa 26 più 1 barbatellaio. Più difficile è ricavare il numero delle viti controllate perché gli impianti sono differenti tra loro sia per sistema di allevamento che per età, tuttavia in considerazione della giovane età di molti impianti e calcolando un investimento di 3.000 viti/ha si può ipotizzare di aver controllato tra le 70.000 e le 100.000 viti all’anno, questo sicuramente negli anni tra il 2006 e il ’08, dove il numero di campi era maggiore.
I dati che però ci confortano veramente sono quelli dovuti all’eliminazione del campo quando questo supera le soglie di tolleranza previste per legge. Infatti, la percentuale di annullamento dei campi risultati oltre soglia è drasticamente diminuita dal 2007 in poi passando addirittura dal 11% del 2006 allo 0-1,5% degli anni successivi. Su un campione di 60-70 appezzamenti il fatto che uno all’anno possa superare la soglia, come avvenuto negli ultimi 3 anni, rientra nella piena normalità.
Tabella 2: Campi madre di vite eliminati e percentuale sui campi totali
|
Anno |
N° campi madre eliminati |
% sul totale |
|
2004 |
1 |
1,8 % |
|
2005 |
3 |
5,0 % |
|
2006 |
8 |
11,1 % |
|
2007 |
0 |
0,0 % |
|
2008 |
1 |
1,5 % |
|
2009 |
0 |
0,0 % |
E’ possibile affermare oggi che chi acquista materiale di propagazione, barbatelle, da gemme raccolte negli ultimi anni nella provincia di Reggio Emilia, ha un grado di sicurezza superiore rispetto a quello ottenuto precedentemente. L’arrivo dei Giallumi e soprattutto della flavescenza dorata della vite aveva minato inevitabilmente, nei primi anni 2000, anche i campi di piante madri. Quello che crediamo essere un ottimo risultato era anche la nostra aspettativa e, se continuerà l’attuale tendenza, speriamo sia fonte di grande soddisfazione per la viticoltura e per noi tecnici. Partire con vigneti più sani significa per l’agricoltore meno impegno lavorativo per la sostituzione annuale o le capitozzature delle viti ammalate, minori spese e sicuramente più tranquillità gestionale.