Consorzio Fitosanitario Provinciale

Un nuovo ed inaspettato “ospite” della quercia

di Andrea Catellani

La quercia è una pianta che da secoli contraddistingue il panorama del nostro territorio, dominando con fierezza contesti fra i più disparati, dalle campagne coltivate alle zone abitate fino a giungere ai colli, dove alcuni esemplari di pregio si stagliano orgogliosi ed estendono la loro influenza sul territorio sottostante.

Da sempre l’immagine di questa pianta è sinonimo di forza e longevità tanto da farla spesso apparire invincibile come se nessun avversario la potesse sconfiggere.

In realtà anche la nostra quercia ha numerosi avversari che in qualche modo possono disturbare la sua esistenza con incidenza diversa. Alcuni facilmente sopportabili altri che invece possono causare problemi più sentiti.

Fra questi si può annoverare Corytucha arcuata, comunemente conosciuta come tingide della quercia, un piccolo insetto che da alcuni anni è presente nel nostro territorio ed infesta le foglie delle querce. Risulta essere estremamente simile alla congenere Corytucha ciliata che è comunemente presente su tutti i nostri platani.

Il suo aspetto è quello di un piccolo insetto di 3 mm di grandezza che vive nella pagina inferiore delle foglie della quercia, provvisto di ali membranacee bianche con macchie scure che la differenziano marcatamente dalla tingide del platano.

Presenta la caratteristica di infiggere le uova nella pagina inferiore delle foglie e queste sono facilmente visibili come puntini nerastri che erompono dalla lamina. Gli stadi giovanili che si originano successivamente hanno forma ovoidale, colore scuro ed evidenti protuberanze spinose diffuse sul corpo.

L’adulto trascorre l’inverno riparato in anfrattuosità della corteccia o comunque in luoghi riparati per riprendere l’attività al ripristinarsi delle condizioni ottimali per la sua vita. Nei nostri areali svolge dalle tre alle quattro generazioni per anno con la caratteristica di manifestare un’evidente sovrapposizione delle forme di vita in maniera tale da presentare contemporaneamente uovo, stadi giovanili ed adulti.

L’insetto è comparso per la prima volta in Italia intorno al 2000, quando venne rinvenuto in Lombardia. Negli anni successivi la sua presenza è stata segnalata in altre regioni del nord Italia fino a giungere da noi alcuni anni orsono. L’esatto momento della sua comparsa non è facilmente individuabile, in quanto, anche in virtù delle sue caratteristiche, non ha mai generato grandi preoccupazioni e quindi facilmente può essere passato inosservato.

Attualmente la sua presenza è stata notata su numerose specie di quercia come la farnia, il rovere, la roverella e numerosi ibridi. Non si registra invece il suo rinvenimento su esemplari di quercia rossa.

Il danno provocato dalla presenza dell’insetto è determinato dall’attività trofica degli stadi giovanili e degli adulti che, alimentandosi a spese delle foglie sulle quali effettuano punture di suzione, determinano la comparsa della tipica sintomatologia. Le foglie appaiono quindi decolorate e facilmente distinguibili dalle altre e, in casi di gravi attacchi, possono andare soggette a cadute anticipate anche molto intense. In realtà nel nostro territorio spesso l’entità del problema è maggiormente legato al fastidio causato alla popolazione rispetto al reale danno per la pianta. L’insetto infatti ha la caratteristica di imbrattare le foglie e, di conseguenza, tutto ciò che si trova al di sotto di esse, siano essi arredi pubblici o automobili. Inoltre a causa del vento o semplicemente per il normale evolversi della vita della pianta, l’insetto spesso cade dalle foglie creando disagio alla popolazione.

Nei confronti della tingide non si rivela necessaria alcuna strategia difensiva in quanto spesso lo sforzo tecnico ed economico necessario non si rivela commisurato alla reale consistenza del problema.

Solo in casi particolari, ovvero in presenza di grande pressione di infestazione o di esemplari particolarmente sensibili o ancora quando fosse necessario assicurare l’assenza dell’insetto nelle aree di influenza della chioma delle piante, è consigliabile intervenire con una idonea strategia di lotta.

Occorre innanzitutto precisare che la lotta chimica si presenta spesso difficoltosa in quanto l’insetto presenta una spiccata scalarità nelle generazioni e gli adulti risultano scarsamente sensibili ai trattamenti fitoiatrici.

L’insetto risulta sensibile ai principali insetticidi a largo spettro di azione, ma non esiste una registrazione specifica per questa problematica. Anche la tecnica dell’endoterapia potrebbe, in prospettiva, fornire risultati importanti, ma occorre sempre considerare l’effettiva opportunità di ricorrervi considerando anche le possibili controindicazioni al suo utilizzo.

Così come testato sulla tingide del platano che per molti versi può essere accomunata a quella della quercia, risultati positivi sono stati ottenuti utilizzando prodotti ad azione esclusivamente fisica, ricorrendo in sostanza a veri e propri lavaggi della vegetazione, che hanno il duplice scopo di risultare efficaci nel contenimento dell’avversità, rispettando nel contempo le esigenze dell’ambiente altamente antropizzato nel quale le piante spesso si trovano a vegetare, e di ovviare ai problemi contingenti per una simile localizzazione.

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