Appassimento delle uve: non eravamo preparati
di Claudio Corradi
L’annata vitivinicola 2011 si è rivelata ricca di nuovi insegnamenti agronomici di cui potremo fare tesoro per il futuro e, per quanto sarà nelle nostre possibilità, gestire con razionalità. Il riferimento è all’appassimento delle uve che si è registrato quest’anno in modo generalizzato su tutto il territorio provinciale soprattutto sulle varietà e nei vigneti in più avanzata fase di maturazione.
Sarà certamente facile per tutti ricordare come, uscendo da una primavera sufficientemente piovosa, la stagione si sia poi incamminata verso un luglio più siccitoso nel quale hanno preso il via le prime irrigazioni al vigneto. Le abbondanti piogge di fine giugno, per la verità di entità molto differenziata da zona a zona anche a brevi distanze, avevano fino a quel momento rassicurato i viticoltori sulla dotazione idrica dei terreni.
Non dimentichiamo che l’irrigazione al vigneto da sempre è considerata una pratica da eseguire entro l’inizio dell’invaiatura, allo scopo di non penalizzare la qualità delle produzioni. Considerazione che ha sempre avuto una sua logica per i sistemi di adacquamento cosiddetti “del passato”, con apporti idrici elevati di minimo 500 m3/ettaro con i sistemi a pioggia ed oltre i 1000 per quelli a scorrimento. Con questi sistemi apporti quantitativamente inferiori, esplorando la totalità della superficie del terreno, non sarebbero in grado di raggiungere un minimo di profondità sufficiente a dissetare il profondo apparato radicale della vite che, come sappiamo, va a cercare refrigerio e nutrimento oltre i 120 centimetri.
I sistemi ideali per una razionale tecnica irrigua cosiddetta di soccorso sono quelli a goccia, che permettono apporti modesti a livelli di profondità anche elevata grazie proprio alla localizzazione dell’erogazione dell’acqua. In questo caso una singola irrigazione a profondità adeguata può consistere anche in soli 40 m3/ettaro di acqua al giorno. E’ evidente che in caso di necessità idrica elevata sarà possibile irrigare con maggiore frequenza ed allungare leggermente la durata del turno, così come è noto che in caso di irrigazioni a pioggia od a scorrimento fra un intervento ed uno successivo passano sempre come minimo una ventina di giorni.
Questo lungo preambolo mette in evidenza le peculiarità della tecnica di irrigazione a goccia, che proprio in virtù dei suoi modesti apporti minimi può essere utilizzata anche in fase più avanzata rispetto alla classica fase dell’invaiatura. Non si dimentichi infine che sospendere l’irrigazione all’inizio del viraggio di colore dei grappoli ha da sempre significato lasciare spazio, ad eventuali temporali estivi che di norma non si fanno attendere nella nostra pianura. Con l’irrigazione a goccia non si corre il rischio dell’eccesso idrico.
Ciò nonostante, il problema di quest’anno, quello dell’appassimento delle uve, è il frutto di due circostanze concomitanti fra le quali la dotazione idrica dei suoli è certamente la meno rilevante. Non si tratta quindi di un esclusivo problema di siccità, tanti terreni in effetti risultavano ancora sufficientemente umidi e se l’eccesso di temperatura non fosse subentrato per un periodo così prolungato probabilmente gli esiti sarebbero stati del tutto differenti, indipendentemente dall’esecuzione o meno della pratica irrigua.
Nel reggiano da sempre le temperature che ci preoccupano rispetto allo stato di salute del vigneto sono le minime: quelle invernali per il gelo e quelle primaverili per le brinate. Abbiamo passato anni a dibattere sulla corretta altezza del cordone per scongiurare ogni pericolo di brinata, ma non abbiamo mai avuto l’occasione di preoccuparci delle temperature massime. Nel reggiano, temperature come quelle raggiunte quest’anno furono registrate alla fine di luglio del 1983 e del 1998 anche se la durata di quegli eventi fù molto più contenuta in termini di durata nel tempo. Le condizioni ideali per l’attività vegetativa della vite sono comprese fra i 18 ed i 22°C. Questa aumenta fino al suo picco massimo di 26°C per poi decrescere ed azzerarsi a 36°C. La temperatura ha una sua importante influenza sull’attività di fotosintesi che conosce le condizioni ottimali fra i 25 ed i 30°C oltre ai quali decresce per azzerarsi al superamento dei 45°C.
Quest’anno nel mese di agosto si sono registrati per otto giorni consecutivi temperature prossime ai 38°C.
Non dimentichiamo che ci preoccupiamo sempre di non effettuare cimature troppo incisive per non ridurre l’attività fotosintetica della pianta! In questo periodo la pianta si è in un certo senso paralizzata azzerando la propria attività vegetativa con l’obiettivo di limitare al massimo le perdite per disidratazione. Anche l’assorbimento di acqua e nutrienti dal terreno, che avrebbe richiesto sforzi alla pianta, a simili temperature si è praticamente annullata e le conseguenze più gravi sono toccate ai grappoli in più avanzata fase di maturazione. L’irrigazione in questo periodo critico di otto giorni non ha sortito risultati, anche se si sono verificati esiti differenti in funzione della situazione nel quale il singolo vigneto si è trovato ad affrontare il periodo di fuoco. Chi si è trovato ad effettuare un’irrigazione, che fino a ieri avremmo ritenuto tardiva, pochi giorni prima del caldo torrido ha messo i grappoli in condizioni di assorbire facilmente l’apporto idrico e di inturgidirsi. In questo modo la riserva accumulata ha permesso agli acini di superare praticamente indenni il periodo critico. Allo stesso modo chi ha effettuato l’irrigazione a goccia con la consapevolezza di gestire apporti modesti e mai eccessivi ha regolarmente irrigato da metà luglio senza interruzioni fino a pochi giorni dalla raccolta, questo ha permesso alle piante ed ai grappoli di dotarsi di una riserva in grado di permettere di superare il periodo di stress. Con tutta probabilità anche in questi vigenti dal 19 al 26 agosto non si è verificato assorbimento radicale, e lo dimostra il fatto che l’irrigazione in piena calura non ha fatto avanzare lo stato di maturazione dei grappoli, ma ha permesso alla pianta di farsi trovare più pronta a superare il periodo critico. Al contrario, vigneti già completamente invaiati e che pur non evidenziando ancora sintomi di siccità avrebbero di certo beneficiato di un seppur piccolo temporale estivo, non sono stati in grado di superare indenni il periodo della “vampa di agosto”.
L’appassimento dei grappoli si è manifestato in modo particolare sulle varietà più precoci, Ancellotta in particolare e nei vigneti in più avanzato anticipo di maturazione. I lambruschi invece, in fisiologico ritardo di maturazione, hanno superato molto meglio il periodo critico e hanno potuto beneficiare delle piogge di settembre.
Al di là di quello che è successo la scorsa stagione, e che resterà scolpito nella nostra memoria, il rischio che si corre per i prossimi anni è quello di farsi prendere troppo la mano. Un tempo erano pochi i viticoltori che irrigavano i vigneti. Già da tempo poi si è meglio compresa l’importanza di una tecnica irrigua razionale ed oculata definita di soccorso e quindi non volta a condurre a maggiore produzione, ma soprattutto al mantenimento delle condizioni fisiologiche ideali per il vigneto. L’irrigazione a goccia in questo senso, e lo si è potuto apprezzare quest’anno, è da considerare la soluzione ideale in grado di permettere il migliore controllo degli apporti realizzabili, in forma modesta e con regolare costanza, anche fino alla maturazione. Turni quotidiani, od al massimo a giorni alterni, di durata mai eccessiva sono il metodo migliore dell’utilizzo dei sistemi fissi di irrigazione a goccia. In questo senso nelle nostre zone l’utilizzo delle acque di bonifica è un poco penalizzato dalla turnazione delle forniture, anche se, proprio in virtù delle esperienze di quest’anno, il discorso dovrà conoscere una nuova considerazione proprio per favorire la diffusione di sistemi razionali e se vogliamo anche economici. Anche perché dal prossimo anno rischieremo di assistere ad irrigazioni di ferragosto al vigneto che avranno una loro utilità solo se si verificheranno quei prolungati eccessi di temperatura che ci auguriamo siano stati una singolare anomalia e non diventino la norma di un clima che si sta tropicalizzando.