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La peronospora

di Anselmo Montermini

             La peronospora è ancora oggi la principale malattia della vite, infatti è sulla strategia adottata contro questa malattia che si inseriscono le linee di difesa di altre malattie o parassitosi. Non vogliamo qui fare un trattato sulla peronospora che rimandiamo ad altre pubblicazioni (pur comunque richiamandole in sintesi nel riquadro a parte), ma ribadire pochi aspetti fondamentali per scegliere la "miglior" strategia e intervenire al momento giusto, alla luce dell'esperienza maturata in 48 anni di "lotta antiperonosporica". Sembrerà "l'uovo di Colombo", ma con l'esperienza maturata negli ultimi anni, la migliore delle strategie è quelle di prevenire le infezioni primarie. Strategia che in 48 anni ha sempre funzionato. In passato, sino agli anni '90, quando non si avevano a disposizione previsioni meteo attendibili, si adottava esclusivamente la tecnica di riconoscere una pioggia infettante (regola dei "tre dieci") e intervenire proteggendo la vegetazione alla fine del periodo di incubazione con prodotti di copertura o preventivi (rame e acuprici o successivamente con endoterapici ad azione preventiva). Per un certo periodo qualcuno provò a intervenire dopo l'evento infettante "certo", ovvero alla comparsa delle primissime macchie d'olio. Visti i danni subiti, tale strategia fu rapidamente abbandonata. Successivamente si diffuse la tecnica di intervenire con prodotti curativi nelle prime fasi di sviluppo del micelio ovvero a 24, 36, 48 e più ore dall'evento potenzialmente pericoloso, ovvero dalla pioggia ritenuta infettante. Questo metodo funzionò sino alla prima comparsa di "resistenze" o comunque di perdita di efficacia dei diversi formulati impiegati. Oggi la strategia prevalente è costituita da una somma delle esperienze passate con la prevalenza dell'impiego di prodotti ad azione preventiva e con l'importante supporto di modelli previsionali (oggi molto numerosi), che le strutture tecniche impiegano per interpretare le condizioni climatiche all'origine dell'esplosioni di infezioni peronosporiche. In generale ricordiamo, semplificando, che con un inverno caratterizzato da poche precipitazioni e, soprattutto, un marzo e un aprile siccitosi, la peronospora tarderà a manifestarsi. Quando le oospore saranno mature, e quindi il fungo sarà pronto per iniziare la sua fase infettiva, avrà comunque sempre bisogno di una pioggia per potersi insediare e, in particolare le prime, come l'esperienza ci ha insegnato, dovranno in questo caso essere abbondanti. Al contrario, quando l'inverno e la primavera sono molto piovosi, la vegetazione appena comparsa può già essere preda di infezioni precocissime, anch'esse gravi, causate anche da piogge "leggere". Occorre ricordare che le infezioni secondarie scattano solo in presenza di infezioni primarie e che necessitano solo di lievi bagnature. Ecco perché dobbiamo fare il possibile per "rimanere puliti" il più a lungo possibile. Non avremo mai infezione primarie in assenza di piogge (la nebbia non fa nulla!). Per una efficace strategia difensiva è sempre bene utilizzare prodotti ad azione preventiva preferendo, quando le previsioni indicano instabilità prolungata, l'utilizzo di formulati endoterapici che resistono al dilavamento. I formulati ad azione curativa sono da preferire solo in situazioni ad alto rischio e quando non si ha la certezza di aver ben protetto precedentemente la vegetazione, ovvero se nasce il dubbio relativo a una possibile infezione. È vero che oggi le miscele in commercio sono state studiate per ridurre il fenomeno della resistenza, però è necessario rispettare quanto riportato in etichetta e seguire i consigli tecnici alfine di ridurre comunque il rischio dell'insorgenza di tale problema. Nella nostra provincia, purtroppo, l'abbiamo già toccato con mano (con danni oltre l'80%). Infine occorre ricordare sempre che il periodo di maggior rischio è rappresentato da quei quaranta giorni che vanno dalla differenzazione del grappolino all'allegagione. Prima e dopo, "tutti i Santi aiutano"!

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