Lettere dalla campagna
CANTINE SOCIALI - Soci unici o conferenti in più cantine ?
di Claudio Corradi
La produzione viticola della provincia di Reggio Emilia è per la grande maggioranza conferita a cantine sociali. In queste cooperative sono notoriamente presenti due tipologie di soci, quelli in "toto" e quelli in "parte", vale a dire coloro che conferiscono tutta la loro produzione in una sola cantina e quelli che la conferiscono in due o più strutture. Da sempre in merito a queste due tipologie di soci sorgono polemiche e prese di posizione spesso inutili e ingiustificabili. Ovviamente il dovere dei "soci in parte" è quella della fedeltà dei conferimenti che devono essere costanti e regolari nel tempo sia che questi siano disciplinati da un regolamento interno che non. È quindi evidente che le troppo frequenti accuse di altalenanza nei conferimenti in funzione dell'andamento dei bilanci devono essere opportunamente ponderate e limitate ai soci che effettivamente si comportano in modo scorretto. Questi, che possono ovviamente essere presenti in una base sociale, sono sicuramente in minoranza rispetto alla totalità dei soci che conferiscono in più cantine. Di fatto, i "soci in parte" non devono assolutamente sentirsi soci di "serie B" perché la loro posizione, non lo si deve dimenticare, è legittimata da una domanda che essi stessi hanno presentato e che è stata valutata ed accettata da un consiglio di amministrazione, secondo quanto previsto da uno statuto. Se questo poi, come accade in alcune cantine, prevede che i "soci in parte" non possano arrivare a ricoprire cariche sociali nell'ambito della cooperativa è un altro discorso. In merito si potrebbero aprire lunghe discussioni, ma di fatto deve essere chiaro che, chi ha fatto domanda di ammissione a "socio in parte" era già a conoscenza di questo aspetto presente nello statuto, prima ancora della presentazione della domanda di ammissione, aspetto che è stato pienamente accettato con la propria sottoscrizione. Non ci devono quindi essere discussioni in merito, anche se è vero che le cantine più aperte in questo senso dimostrano meno diffidenza nei confronti di soci che, se arrivassero a ricoprire cariche sociali, non avrebbero di certo interesse a operare per il male della cantina, visto il coinvolgimento economico diretto. Il socio che conferisce in più cantine in genere ha una produzione complessiva di uva superiore alla media e la scelta di diversificare è spesso legata alla ricerca di suddividere i rischi e i benefici. Un poco come accade per chi lavora con due banche differenti. Ma le motivazioni che hanno indotto alla nascita dei "soci in parte" possono essere ancora più complesse. Al di la delle scelte legate alla posizione del vigneto rispetto alla cantina (questa è una necessità del passato) esistono anche situazioni di adeguamento della posizione aziendale. A titolo di esempio si consideri che non era raro, soprattutto in passato, trovare nell'ambito della stessa famiglia due posizioni distinte, magari fra padre e figlio. Se fosse vera la tesi che alcuni sostengono, questi due soci afferenti a cantine differenti fino a quel momento sarebbero stati soci di "serie A". Scelte aziendali o ereditarie possono poi nel tempo aver indotto alla costituzione di una unica azienda che è rimasta associata a entrambe le cantine, magari senza incamerare il capitale sociale del socio che è receduto, operando un semplice subentro. Da quel momento, sempre secondo i più maliziosi, quel socio sarebbe diventato un socio di "serie B" nonostante la nobiltà di comportamento. Per fortuna, per i motivi sopra citati, sappiamo tutti che non è così. In effetti i "soci in parte" si comportano in tutto e per tutto come i "soci in toto" visto che versano la loro quota di capitale sociale e con il loro conferimento contribuiscono, come gli altri, al pagamento dei costi di gestione della struttura. È anche per questo motivo che a loro spetta il dovere del conferimento, che deve essere regolare e costante e mai altalenante in funzione del sentimento personale. Questa linearità di comportamento dovrebbe essere monitorata da tutte le cantine ed eventualmente essere regolamentata anche per evitare ogni negativa discussione in merito. In presenza di un comportamento ineccepibile del socio non dovrebbero più verificarsi situazioni spiacevoli come avvenuto in tempi recenti di abbondanza di uva e prezzi bassi, nei quali, in alcune cantine, i "soci in parte" venivano invitati a portare il proprio prodotto altrove. Le stesse cantine, in presenza di una produzione più scarsa e prezzi più alti, sembrano volersi contendere il prodotto le une con le altre puntando proprio sui "soci in parte". È quindi evidente che la problematica in questione ha una sola risposta che è quella della serietà, correttezza competenza e nobiltà di comportamento. Allo stesso tempo è innegabile pendere atto del fatto che la gestione esclusiva di "soci in toto" sarebbe sicuramente molto più agevole per le cantine, basti per esempio pensare alle denunce di produzione, e per questo motivo vanno comprese le scelte che in diverse realtà stanno tendendo a questo obiettivo, seppur in leggera contraddizione con le politiche societarie del passato.
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